l'immagine della città festival di cinema documentario e fotografia 1a edizione Napoli 27 novembre-3 dicembre 2014

mercoledì 26 novembre
giovedì 27 novembre
venerdì 28 novembre
sabato 29 novembre
domenica 30 novembre

Diario del festival

a cura degli studenti del Suor Orsola Benincasa

Ilenya Amato interviste e fotografie eventi _ Valerio Gigante interviste _ Maurizio Riccio articoli _ Federica Auriemma articoli

costetti mostra

Dove stanno bene i fiori

“Dove stanno bene i fiori” nasce dall’idea di Corrado Costetti, nato nelle Marche ma d’adozione napoletana, di mostrare una Napoli con occhi nuovi, non più quella ‘dei panni stesi nei vicoli’ presente in migliaia di fotografie o documentari sul capoluogo campano; il suo obiettivo, invece, è quello di ignorare il centro storico e le periferie, per focalizzarsi sulla parte grigia della città, ovvero la ‘città di mezzo’, che si estende e attraversa tutta la Napoli meno vissuta dai turisti di tutto il mondo.
L’autore si muove con mezzi di trasporto, pubblici o bicicletta, per osservare la città con lo stesso sguardo del passante, catturando la natura mai lineare dello spazio cittadino.
I napoletani, pur non essendo fisicamente visibili all’interno del lavoro di Costetti, lasciano le impronte e le tracce della loro presenza, e sono percettibili all’interno dei giochi di luce.
La macchina fotografica, grazie al suo obiettivo, riesce ad individuare nuove percezioni, liberando nella fotografia un’atmosfera diversa e sensazionale, trasportando lo spettatore all’interno di essa.
Qui di seguito riportiamo una breve intervista che ci ha gentilmente rilasciato l’artista.

Da dove nasce il titolo “Dove stanno bene i fiori”?
Il titolo nasce da una poesia di Corrado Govoni, poeta italiano crepuscolare (fine Ottocento, inizio Novecento). C’è una affinità rispetto alle atmosfere che cercavo di evocare con le mie fotografie, perciò ho scelto questo titolo per assonanza.

Perché ha deciso di non mettere dei titoli o delle didascalie affianco o sotto le opere?
Per me non è importante il luogo, qualunque sia … è importante che è la città di Napoli e che ne venga fuori un ritratto complessivo. Non è la città di Napoli, ma una delle tante città di Napoli, che a me è piaciuta particolarmente. La differenza dalla mostra e il libro ( il catalogo “Dove stanno bene i fiori”), è che il percorso della mostra è molto più condensato, infatti il lavoro vero è composto da 110 fotografie che per motivi di spazio, luogo, e presentazione, non era possibile mostrare. Essendo anche un lavoro che si sviluppa sulle coppie di immagini, anche dello stesso luogo fotografato in due occasioni diverse, tenendo conto del tempo e della luce, impossibile da mostrare tutte nell’esposizione; infatti è stato creato un altro percorso con diverse coppie, dove gli abbinamenti non sono gli stessi, e vengono presentate sotto un’altra luce.
L’assenza di didascalie è data dal pensiero che la fotografia non ha bisogno di essere guidata, perché è un immagine e parla già per sé , ovviamente poi ci sono lavori in cui la parte scritta è fondamentale, ma sono altri generi di lavori, e non è questo il caso.

In quale luogo, rappresentato dalle fotografie, si è sentito più a casa?
Mi sento a casa in tutti questi luoghi, infatti li ho scelti perché mi piacevano già prima di pensare a questo lavoro. Sono poi tornato nei luoghi che mi hanno sempre affascinato, in maniera particolare le immagini di Via Cinthia e Via Terracina, dalle quali sono rimasto da sempre colpito. A seconda di come le guardi, cambiano. Lo stesso effetto davanti al palazzo della Kimbo a Piazza Garibaldi: me lo ritrovavo di fronte ogni volta che uscivo dal treno quando ero uno studente universitario. Ho cercato i luoghi che mi sono sempre piaciuti: quelli in cui ho vissuto più esperienze, altri in cui ho solamente apprezzato la loro bellezza. Vedi, Napoli è talmente grande che per forza devi scegliere qualcosa e lo si sceglie in base alle corde che hai dentro.


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