l'immagine della città festival di cinema documentario e fotografia 1a edizione Napoli 27 novembre-3 dicembre 2014

mercoledì 26 novembre
giovedì 27 novembre
venerdì 28 novembre
sabato 29 novembre
domenica 30 novembre

Diario del festival

a cura degli studenti del Suor Orsola Benincasa

Ilenya Amato interviste e fotografie eventi _ Valerio Gigante interviste _ Maurizio Riccio articoli _ Federica Auriemma articoli

the square

The Square

di Jehane Noujaim

‘The Square’ di Jehane Noujaim non vuole solo raccontare della rivoluzione egiziana del 2011, protrattasi durante i tre anni successivi, come evento politico o come notizia di rilievo sulle testate di tutto il mondo; ma affronta le emozioni di un popolo “sopravvissuto” ai soprusi dello Stato. Un popolo che si è riunito in un’unica piazza, che ha sperato di poter risolvere i problemi con una tenda e una coperta, stretti in un amore fraterno, e che prega di trasformare l’intero Egitto in una grande Piazza Tahrir. Ed è qui, proprio nella Piazza Tahrir, che gli individui stendono le mani gli uni verso gli altri, unendo pensieri ed accettando le divergenze etiche, politiche e religiose, formando amicizie, componenti ormai di una sola famiglia, spinti tutti verso l’obiettivo di sfondare le barriere, oltrepassare i limiti ed infondere il bisogno di cambiamento: il diritto di libertà. Sotto il cielo notturno, cantano per poter rivedere il sole, fiduciosi della loro solidarietà e fratellanza, coscienti delle minacce del nemico, e pronti a morire per salvaguardare un futuro di cui loro forse mai vedranno la luce. Ma ‘fin quando ci sarà una videocamera, la rivoluzione continuerà e racconterà la verità’; il popolo di Piazza Tahrir combatterà ancora contro le ingiustizie ricordando a tutto l’Egitto di non essere loro i traditori, ma gli eroi.

pretti
oculus

Napoli e Parigi nella fotografia stereoscopica di Pier Luigi Pretti

La mostra dedicata al fotografo Pier Luigi Pretti riesce a far convergere in un unico luogo, il passato dell’artista dilettante delle città di Napoli e Parigi nei primi anni del Novecento, e il nostro presente, immerso nella continua e frenetica innovazione tecnologica.
Dopo aver viaggiato per tutto il mondo, Pretti predilige le città in cui ha vissuto per più tempo: Napoli e Parigi, dove ricerca assonanze storiche, culturali e artistiche, evidenziando poi nelle sue opere quelle somiglianze che lo hanno sempre affascinato e fatto sentire a casa, in entrambi i luoghi. Le inquadrature di Pretti colgono la porosità fra esterno e interno della città, e contemporaneamente l’insieme e il dettaglio, dando importanza allo stesso modo ad elementi di distanze diverse, dove i soggetti sembrano appoggiarsi ai luoghi e i luoghi alle persone in una compresenza paritaria, mostrando sullo sfondo miti, tradizioni e storie in cui si muovono i personaggi della commedia umana.
L’artista introduce una delle prime forme di fotografia in 3D attraverso l’utilizzo di uno stereoscopio e di due immagini dello stesso luogo, sfalsate quanto basta, per creare un effetto tridimensionale.
Gli spettatori possono ‘entrare’ direttamente nell’opera fotografica, durante i giorni del festival all’Istituto Grenoble, grazie all’avanzata tecnologia dell’Oculus, che permetterà a tutti di vivere un’esperienza multisensoriale.

gianluca loffredo

Intervista a Gianluca Loffredo

regista de Il console e il custode

L'ultima opera di Gianluca Loffredo nasce dall'idea di mostrare al grande pubblico che le due figure opposte, "Il Console e il Custode", non sono nient'altro che due facce della stessa medaglia, pronte a collaborare per raccontare al meglio la vita all'interno del palazzo Grenoble, l'Istituto Francese di Napoli.

Dato che lei ha vissuto a Napoli, ed ha un background spiccatamente partenopeo, ritiene che il Grenoble possa essere considerato uno snodo centrale di Napoli?
Io penso che il Grenoble si possa assolutamente considerare uno snodo culturale della città, anzi penso lo sia già! Pensa che io conoscevo l'istituto principalmente per le attività fotografiche che si svolgevano al suo interno. Di partenza, per me questo è un posto di cultura.

Quest'opera parte da una sua vicenda personale. Sente più vicino a lei la realizzazione di quest'opera, oppure ha avuto lo stesso sguardo nei confronti delle altre città?
Qualunque tipo di lavoro documentaristico ha una parte interna di te.
In questo caso la sentivo particolarmente vicina perché, come tutti i napoletani, vivo questa piccola parentesi di vita francese,quindi sì, la sento molto vicina anche per le intenzioni che ci metto personalmente.

Anche nell'episodio del perimetro di "Napoli 24", che lei ha diretto, ci sono degli elementi opposti: il piccolo campo coltivato in mezzo alla spazzatura. Anche nel "Console e il Custode" lei ha presentato elementi opposti. Pensa che questa compresenza sia qualcosa di tipico di Napoli o possa trovarsi anche nel resto dei posti che lei ha girato?
Io penso sia una cosa tipica del cinema di base, per me il tentativo è sempre stato quello di utilizzare degli archetipi , cercare poi delle zone grigie che ci sono all'interno, per cui il pregiudizio iniziale di due cose talmente tanto opposte anche in questo film, si fonde in una sorta di atmosfera comune.

home sweet home

Home Sweet Home

di Enrica Colusso

Home Sweet Home ci mostra una Londra completamente diversa da quella che siamo abituati a vedere o a percepire dai media. Non più la città dalle mille opportunità, pronta ad accogliere chi ha voglia di scommettere su sé stessi o chi, semplicemente, sogna un futuro migliore.
Il lungometraggio della Colusso, ultimato nel 2012, narra i cambiamenti urbani di Londra, focalizzandosi sul punto di vista umano.
Il maestoso complesso di Heygate Estate, situato in una delle zone più storiche e povere della capitale britannica, è vittima di un enorme cambiamento architettonico dove non è più prevista la sua presenza all'interno della rivisitazione del quartiere. Demolendo l'Heygate, non solo viene distrutto uno degli edifici più antichi della città inglese, ma vengono anche spazzate via 1.200 case popolari.
Enrica Colusso, attraverso ben quattro anni di riprese, ci racconta, grazie soprattutto all'aiuto di coloro che hanno vissuto in prima persona tale cambiamento, come la madre inglese lasci senza una dimora i suoi figli.


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