l'immagine della città festival di cinema documentario e fotografia 1a edizione Napoli 27 novembre-3 dicembre 2014

mercoledì 26 novembre
giovedì 27 novembre
venerdì 28 novembre
sabato 29 novembre
domenica 30 novembre

Diario del festival

a cura degli studenti del Suor Orsola Benincasa

Ilenya Amato interviste e fotografie eventi _ Valerio Gigante interviste _ Maurizio Riccio articoli _ Federica Auriemma articoli

temporary 8th
zimmerfrei
zimmerfrei

Intervista al collettivo ZimmerFrei

regista de Temporary 8th e La beauté c'est ta tête

ZimmerFrei è un gruppo di artisti che si dedica a produzioni di vario tipo come spettacoli multimediali, film documentari e serie fotografiche. Gli artisti investigano sugli spazi urbani reali e immaginari, mescolando tecniche provenienti dal cinema, teatro e musica. I loro ultimi lavori sono ritratti di città, storie che incontrano il documentario. Esplorano i confini tra spazi pubblici e privati.

Qui di seguito vi riportiamo l'intervista che Massimo Ciocchi, uno dei membri di Zimmerfrei, ci ha gentilmente concesso.

In "Temporary 8th", l’Ottavo Distretto è un luogo di transizione perenne, in cui si mischia il passato e il futuro. Cosa vi ha colpito di più di questo quartiere?
Ci ha colpito maggiormente che il quartiere in questione non fosse né carne né pesce.
A partire dalla metà degli anni 2000, questo quartiere, ha cominciato a subire un processo di trasformazione: le persone che abitavano lì sono state in diversi modi invitate ad andarsene. I vecchi palazzi sono stati demoliti per far posto ai nuovi. Nel 2008/2009, con l'arrivo della crisi economica, sono finiti i soldi e i lavori sono rimasti incompiuti per cui il quartiere è disseminato di questi buchi, crateri. Degli spazi vuoti dove non c'è niente e la gente ha iniziato ad utilizzarli in maniera diversa: c'è chi porta il cane a far la pipì, chi mette lo schermo per vedere le partite ecc…
Ci interessava questo posto perché è in trasformazione e volevamo capire come la gente reagiva a questa serie di eventi. Noi andiamo in questi luoghi dove giriamo i film con uno sguardo da straniero, di chi non conosce niente di tutto questo e ci affidiamo allo sguardo di chi incontriamo.

Pensate che a Napoli o in Italia possano esserci tracce di situazioni simili all’Ottavo Distretto di Budapest?
Ora non conosco a fondo la situazione napoletana, però è un processo comune che abbiamo trovato a Marsiglia, a Bruxelles. Sono situazioni in cui grossi capitali,immobiliari intravedono delle possibilità di business e vanno sopra la vita delle persone per appropriarsi e per far fruttare questi luoghi.
A Marsiglia, per esempio, c'era un'altra situazione su cui avevamo cominciato a lavorare. C'erano grossi palazzi popolari, dove ci abitavano ceti medio bassi,che non erano di proprietà delle persone che ci abitavano in blocco ed aumentavano gli affitti, così le persone che abitavano lì sono state in qualche maniera costrette ad andare via. Ora, tutta questa zona, prevedeva ai primi piani negozi classici, tutte le marche globalizzate. Gli appartamenti sarebbero dovuti essere rimodernati ed affittati a prezzi più alti, ma anche lì la crisi economica ha fermato tutto ed anche li c'è una situazione simile; ‘sacche’ di inquilini che non vogliono andarsene.
E' una situazione abbastanza comune anche alla situazione italiana. Qui, a partire dagli anni ‘70, la speculazione edilizia la fa da padrone.

Quali sono le differenze o analogie che vi hanno sorpreso di più tra Budapest e Marsiglia?
Budapest è una situazione molto particolare in cui c'è un governo di ultra destra, ultra liberista. Abbiamo trovato molta rassegnazione e molta vergogna, che anche io conosco dopo venti anni di ‘Berlusconismo’ in Italia. Conosco quella situazione di trovarti con gli stranieri che ti dicono: "Che situazione avete in Ungheria?"
Come a me mi chiedono sempre: "Come fate ad avere Berlusconi?"
In una città come Budapest la vita va avanti, lo dice anche una delle nostre voci. E' una società che, a partire dalla Seconda Guerra Mondiale ma anche da prima, ha attraversato un cambio di regime politico ed economico, per cui non fai in tempo ad abituarti ad una situazione.
Marsiglia è un altro tipo di situazione ancora. Quella che abbiamo incontrato noi è una situazione di abbandono, si capisce che quella zona lì è volutamente abbandonata a sé stessa. Lì prosperano vari gradi di illegalità, ma che hanno a che fare molto con la necessità di arrangiarsi.

Tra "Temporary 8th" e "La Beaute c'est ta tete" sono passati due anni e diversi film. Pensate che il vostro approccio con la città sia cambiato o sia sempre lo stesso?
Ogni film per noi è diverso poi la modalità è simile perché noi andiamo in questi posti, che non abbiamo scelto noi, ma ci hanno chiesto di lavorare su queste situazioni. Andiamo lì con uno sguardo straniero che non conosce la realtà, per questo ci affidiamo alle persone che incontriamo, ci affidiamo al loro sguardo.
Questa è una modalità che attraversa tutti i film di questa serie, però ogni situazione ha la sua storia, le sue dinamiche. Da parte nostra ci sono scelte diverse di come riprendere, come inquadrare la situazione e come rapportarci con le persone che incontriamo, però una costante per me è questo sguardo che noi ci facciamo "prestare".

casa matania

Matania

di Lorenzo Cioffi e di Corrado Costetti

Casa Matania ha ospitato ed unito, per tutto il ventesimo secolo, più generazioni di artisti. Le opere e le generazioni interagiscono silenti sui muri d’altri tempi. Oggi Tullia, apprezzata artista, figlia di Ugo e nipote di Eduardo Matania, capostipite di questa famiglia di artisti, vive e lavora ancora lì. Mentre le inquadrature seguono percorsi di opere che si affacciano sullo spettatore sempre in modo inaspettato, senza alcun ordine, collocate in un arredo mai pensato, Tullia rammenta il suo passato: la sua infanzia felice in una casa che non è mai stata di lusso, dove ogni stanza sembrava più un laboratorio, un luogo dove esprimersi, dove preferire rimanere e imparare le arti figurative dal padre (Ugo Matania illustrava copertine e prime pagine del “Il Mattino Illustrato”, del “Domenica del Corriere” e del “Corriere dei Piccoli”) anziché andare fuori a giocare. Le modelle restano immobili per essere disegnate mentre la vita di Tullia riaffiora, presentando allo spettatore la sua scuola e le persone che aiuta.
Tullia, poi con il sorriso, insegna a ciascuno di noi che quando si inizia un’opera si è felici.

plot point trilogy
laurence alary

Plot Point Trilogy

di Nicolas Provost

Plot Point Trilogy racchiude in sé tre documentari dedicati alle città di Tokyo, New York e Las Vegas. Vengono presentati i primi documentari: Tokyo Giants, un film che riprende un serial killer, un rapinatore e un terrorista, che conduce lo spettatore in una dimensione tra sogni e incubi, vivendo la tensione, la sospensione e il pericolo imminente; e Plot Point che invece inquadra New York, la vita quotidiana si trasforma in fiction ed è qui che la giustizia, che nella prima visione mancava, diventa protagonista attraverso uomini in divisa e automobili della polizia newyorkese.
Le proiezioni si interrompono lasciando nel buio lo spettatore con l’irrequieto dubbio su ciò che ha appena visto: erano documentari o film di finzione?
L’incontro con Laurence Alary dell’associazione di Argos Arts, distributrice dei documentari di Nicolas Provost, interrompe il brusio di domande, e lei risponde gentilmente al pubblico in sala. Assicura che i film erano documentari, che l’artista filmava con una telecamera nascosta, e che per il ruolo del serial killer giapponese Provost aveva contattato un attore. L’intento dell’artista è, con riprese di vita quotidiana, di far trasparire la tensione, l’attesa di qualcosa, un pericolo imminente attraverso il montaggio. Inoltre contrappone a scene tranquille e quotidiane dialoghi cupi e preoccupanti; dialoghi che non sono altro che componenti di altri film, che lui ha legato alle immagini per creare delle storie dal nulla, lasciando così vagare liberamente la fantasia dello spettatore. L’incontro si chiude lasciando al pubblico la proiezione dell’ultimo film, Stardust, che inquadra la vita glamour e lussuriosa di Las Vegas, tra locali, casinò e alberghi, con la continua suspense, e l’imprevista presenza di attori che marca palesemente la distinzione tra un film di finzione e un documentario.

palais pour les idees

Un palais pour les idèes

di Alain Fleischer

"Un palais pour les idèes" di Alain Fleischer, mostrato in anteprima nazionale al City Film Festival, mostra i legami tra il capoluogo campano e la terra francese.Girato, quasi interamente, al Palazzo Serra di Cassano, sede dell'Istituto italiano degli studi filosofici.
Gli affreschi presenti all'interno del palazzo ci permettono di compiere un viaggio nel passato. Mostrandoci, quasi come se fossero protagonisti dello stesso romanzo, vicende storiche, paesaggi e personaggi di altri tempi. Ma non solo affreschi, all'interno del palazzo sono presenti fantastiche sculture come quella di Pulcinella, realizzata da Lello Esposito.
Oggi, il Palazzo Serra di Cassano, è aperto ed al suo interno si svolgono conferenze, convegni per cineasti, artisti e scrittori. I suoi ospiti considerano il Palazzo come una sorta di succursale francese poiché gli studi filosofici seguono il pensiero illuministico.
Il "Palazzo per le idee" non è disponibile al pubblico con il solo scopo di radunare gli intellettuali, ma anche per far germogliare nuovamente quella cultura, presente nella città partenopea, che aveva già colpito i filosofi del calibro di Popper e Derrida.


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