l'immagine della città festival di cinema documentario e fotografia 1a edizione Napoli 27 novembre-3 dicembre 2014

mercoledì 26 novembre
giovedì 27 novembre
venerdì 28 novembre
sabato 29 novembre
domenica 30 novembre

Diario del festival

a cura degli studenti del Suor Orsola Benincasa

Ilenya Amato interviste e fotografie eventi _ Valerio Gigante interviste _ Maurizio Riccio articoli _ Federica Auriemma articoli

bakoroman

Bakoroman

di Simplice Ganou

Bakoroman, diretto da Simplice Ganou, ci mostra le vicende di alcuni ragazzi che, costretti dalle condizioni estremamente povere del proprio villaggio, sono costretti ad emigrare verso la capitale del Burkina Faso, Ouagadougou. Ma cosa vuol dire ‘bakoroman’?
Letteralmente, la parola ‘bakoroman’, indica i ‘bambini di strada’, ma questo appellativo non è di certo ben visto dai protagonisti del film.
Infatti uno di loro ci racconta che appena le persone del posto lo identificano come un bambino di strada, egli prontamente rispondeva: "Sono un bambino di strada? Perché, non sono nato anch'io in ospedale?"
La telecamera segue i protagonisti del film passo dopo passo, quasi come se fosse anch'essa una componente del loro gruppo. Le confessano le proprie storie (come chi sogna di vivere invece di sopravvivere), le raccontano i segreti dell'elemosina (non bisogna essere molto grandi, altrimenti ti dicono di trovarti un lavoro) e del loro unico passatempo: sniffare colla. "Per me la colla fa male, ti brucia il cervello. Ecco, forse lo facciamo per questo: per diventare pazzi".

requiem for detroit

Requiem for Detroit?

di Julien Temple

‘Requiem for Detroit?’ è un documentario, diretto da Julien Temple, sulla decadenza di Detroit, da centro di sviluppo tecnologico a città abbandonata a sé stessa.
Detroit era una delle maggiori città degli Stati Uniti d'America che vede, al suo interno, la nascita delle automobili, della produzione di massa e del consumismo. Ora si ritrova quasi come se fosse vittima di una guerra, come se improvvisamente fosse stata bombardata da forze nemiche.
Grazie ad Henry Ford, con le sue innovative vetture, considerate non un mezzo di trasporto ma l'oggetto dei desideri, riuscì a modificare il modo in cui le persone vedevano sé stesse: stava iniziando il sogno americano. Ma dalla città dei sogni alla terra degli incubi il passo è breve: Detroit divenne lo sfondo di guerre razziali e di numerosi scontri tra i sindacati ed industrie.
Le case, gli uffici, i luoghi pubblici iniziarono a sprofondare, uno dopo l'altro, abbandonati dai legittimi proprietari, ma in tutto questo caos l'ormai piccola cittadina( dai due milioni di abitanti a soli settecento mila) riesce a scorgere un raggio di luce: l'agricoltura.
Sembra quasi uno scherzo del destino che una città, famosa per il suo sviluppo tecnologico, ponga le sue nuove basi sulla terra.

temporary 8th
julien temple

Intervista a Julien Temple

regista de Requiem for Detroit? e
London - the Modern Babylon

London – The Modern Babylon, un epico viaggio nel tempo a partire dalle prime immagini dell’età vittoriana fino ad oggi, che Julien Temple compie verso il centro pulsante della sua città natale: un caleidoscopio di immagini tratti da film,TV, foto, graffiti, dipinti, pubblicità, copertine che raccontano le trasformazione che la città di Londra, la Moderna Babilonia, centro del mondo, fino ad arrivare alla metropoli che tutti noi conosciamo. Dopo la proiezione del film, Julien Temple dedica un po’ di tempo al pubblico rispondendo con piacere alle domande degli spettatori.

Qual è la prima volta che ha sentito pronunciare la parola ‘Napoli’?
Ci sono zone di Londra, come Portobello Road a Notting Hill che prima venivano chiamate ‘Napoli’, dove i bambini giocavano per strada e la biancheria veniva stesa da un palazzo all’altro. Ora le cose sono diverse, quella zona non si chiama più così, ed oggi sembra assomigliare sempre più a Zurigo anziché Napoli. Comunque quando compravo il gelato, si intendeva sempre il gelato napoletano.

Poiché i suoi lavori si focalizzano sui cambiamenti delle varie città, come abbiamo visto già visto col documentario dedicato alla città di Detroit (Requiem for Detroit?), cosa ci può dire delle trasformazioni avvenute a Londra?
All’inizio degli anni ’50, Londra era divisa in varie zone: c’era una parte di Londra che aveva conservato lo stampo vittoriano; il quartiere di Soho che accolse molti immigrati, soprattutto italiani, greci ecc… ; a Notting Hill invece soprattutto ispanici, e dopo la guerra accolse anche popolazioni caraibiche che ravvivarono con la loro vivacità le strade. A Londra però non si sono mai formati dei ghetti, c’è sempre stato un mix tra gli stranieri e i londinesi, e lo stesso accade con le diverse classi sociali; ognuno, indipendentemente dallo status sociale o razza, può vivere dove vuole, gli uni affianco agli altri indifferentemente. Anche se recentemente alcuni quartieri sono stati comprati, e gli abitanti sono stati cacciati, trasformando così alcune zone di Londra in quartieri fantasmi. Per esempio, Notting Hill è stata danneggiata dal denaro sporco.

Ci vuole raccontare della realizzazione del film London -The Modern Babylon ? Lei stesso ha confessato che si è trattato di un lavoro esagerato che lo ha condotto alla follia … come è passato allora da un approccio musicale ad improvvisare su un montaggio con 9000 ore di materiale da revisionare e montare per ridurre il film a 2 ore?
A me non piace pianificare questo tipo di lavoro. Quando poi hai così tante immagini devi fare delle scelte, devi capire quali sono le più importanti e quali parlano già da sé. Devi lasciarti andare e seguire la corrente, restando però sempre a galla. È un lusso incredibile avere così tante immagini da usare, anche se dopo diventa oppressivo, e bisogna allora fare una scrematura … come la scrematura del caffè ( dice con un sorriso).
Non ho dormito molto per montare tutte le immagini. È stato difficile anche perché, essendo di Londra, avevo la percezione di conoscere già sulla mia pelle quello che vedevo nei video e nelle immagini.

Quali sono state le differenze di girare delle riprese a Detroit e a Londra?
A Detroit è stato molto più semplice girare, perché le fabbriche o i luoghi visitati erano abbandonati e perché la polizia non mi ha mai fermato per farmi delle domande, nemmeno quando ho proiettato delle immagini sulle facciate di alcuni palazzi. Per il film sulla mia città, per la maggior parte, le immagini e i video erano di archivio, perciò ho girato poco per Londra. Avevo la stessa intenzione di proiettare le immagini sulle facciate dei palazzi, ma la polizia mi chiedeva tot sterline per avere il permesso di farlo. A Detroit ero più libero nelle riprese.

Conosceva già la realtà delle città raccontate o le avete scoperte durante le riprese?
A Detroit no, ero sorpreso, non riuscivo a credere di camminare tra delle rovine, e percepire che era la mia civiltà in rovina. A Rio invece, dove ho girato Rio 50’ – Carry on Carioca , ero andato con i Sex Pistols, che poi mi hanno abbandonato lì sei settimane, e io, senza soldi o casa, sono stato accolto dalla popolazione e così sono venuto a conoscenza della loro realtà.

Fareste un film su Napoli?
Ci ho pensato, dovrei informarmi di più, ma comunque mi è sempre piaciuto venire qui a Napoli e spesso ho pensato che si avvicinava per l’accoglienza alla città di Rio de Janeiro.

Come viene gestita la situazione dell’immigrazione a Londra?
La storia ci insegna che in ogni momento di crisi economica prende il sopravvento l’ignoranza, e si dà la colpa agli immigrati anziché ai veri responsabili. Recentemente molte zone della provincia di Londra stanno appoggiando un nuovo partito che fa leva sulla paura e mette in cattiva luce lo straniero. Ma bisogna ricordarsi che in origine a Londra si parlava il latino, e che quindi i primi londinesi erano stranieri.

Quali delle sue opere preferisce? Di quale ne è fiero?
A Torino Film Festival, mi hanno premiato, io non capivo per cosa, poi mi hanno comunicato che avevo ricevuto il premio perché avevo fatto la differenza nella storia del cinema. Io non preferisco un lavoro in particolare, ma sono fiero del mio montaggio: è come l’alchimia, trasformare qualcosa di semplice in oro.

Conoscendo oggi il mondo delle case discografiche che tendono sempre più a trasformare un artista in un prodotto da vendere, quanto è importante la sinergia tra artista e regista?
È importante il rapporto tra cantanti, musicisti e regista. Preferisco avere rapporti personali con le persone con cui devo lavorare, per esprimere al meglio la potenzialità dell’artista, anziché partecipare ai focus group che limitano il cantante o il musicista, e creano una forma artistica meno vibrante a causa della minore libertà di espressione.

Come reagisce Londra ai cambiamenti?
Londra è una città che sa cambiare, trasforma il suo aspetto quasi dalla mattina alla sera. Ha un atteggiamento meno iperprotettivo, per esempio, rispetto a Parigi che è una città museo. Il cambiamento è inevitabile, ma non sempre positivo se ci si intromette la criminalità.
Comunque Londra abbraccia e fa proprio il cambiamento.

Quali sono i suoi progetti futuri?
Sto lavorando a vari progetti: il primo sulla morte, il secondo sull’ultimo dell’anno, e il terzo su una zona agricola irlandese. L’anno prossimo poi lavorerò ad un progetto che riguarderà la band dei Kings.


repubblica italiana europa campania europa regione-campania fesr

suor orsola institut francais matania iisf mediateca

comune napoli assessorato giovani comune napoli assessorato cultura ladoc ordine ingegneri fondazione ordine ingegneri cioffieassociati