l'immagine della città festival di cinema documentario e fotografia 1a edizione Napoli 27 novembre-3 dicembre 2014

mercoledì 26 novembre
giovedì 27 novembre
venerdì 28 novembre
sabato 29 novembre
domenica 30 novembre

Diario del festival

a cura degli studenti del Suor Orsola Benincasa

Ilenya Amato interviste e fotografie eventi _ Valerio Gigante interviste _ Maurizio Riccio articoli _ Federica Auriemma articoli

rio 50

Rio 50° - Carry on Carioca

di Julien Temple

‘RIO 50° - CARRY ON CARIOCA’, mostrato per la prima volta in Italia al City Film Festival, ci trasporta a Rio de Janeiro, la seconda città più grande del Brasile. Temple, nella sua recente opera, ci mostra, ancora una volta, una città senza filtri, lontana dagli stereotipi comuni.
Rio non è il paradiso terrestre che tutti credono, ricca di gente allegra, servile ed erotica.
Ci sono tante diverse Rio in un'unica città, tutte una contro l'altra. La zone del sud è ricca e snob, ma soprattutto, a detta dei cittadini del nord, è razzista ed ignorante. Alcune ragazze nere si sono sentite più volte chiamare "scimmie" per il colore della loro pelle, ma l'altra zona non è da meno: a farla da padrone, oltre alla coesione delle persone che vivono al suo interno, c'è un alto tasso di criminalità. La popolazione di Rio non si sente ascoltata, si sente privata della propria identità. Sono come una pentola a pressione. Sono stufi di vedere milioni di soldi utilizzati per finanziare i mondiali di calcio e non per ricostruire casa o scuole.
"Noi siamo essere umani. Fuori potrà anche esserci il sole, ma dentro c'è soltanto pioggia".

la basilica

La Basilica

di Gianluca Loffredo

Gianluca Loffredo sceglie di mostrarci la Basilica di San Giovanni Maggiore poiché è un luogo ricco di atmosfera, dove la bellezza si fonde con l'amore.
La Basilica di San Giovanni Maggiore, una tra le più importanti chiese basilicali di Napoli, situata nel centro antico della città, è una testimone dei più importanti periodi storici ed artistici del capoluogo campano. Purtroppo, per continui lavoro di restaurazione, è rimasta chiusa per decenni.
Il film ci mostra come due figure opposte, quella del professore d'arte e quella del vedovo, si sfiorino senza mai incontrarsi, dimostrazione di come all'interno dell'edificio convivano la storia della città partenopea e la storia di un amore ormai finito.
La vita della Basilica si crea un varco all'interno della nostra immensa storia e della nostra cultura.

my share of beauty

My share of beauty

di Shirin Barghnavard

‘My share of beauty’ di Shirin Barghnavard, vuole indagare sulle trasformazioni fisiche della città di Teheran. Le inquadrature si concentrano su piccoli dettagli, particolarità di case, muri, finestre, grate decorative di case antiche per poi arrivare alle varie palazzine che si stanno costruendo in città. Sempre più alti i palazzi sfiorano il cielo, coprendo le nuvole multiformi e allegre agli abitanti. Si possono vedere solo tristi squarci di cielo. I coinquilini, costretti a pagare con quasi tutto il loro guadagno un appartamento stretto, con muri poco spessi che eliminano quella sperata privacy, creando spazi comuni e nonostante ciò isolandoli in case che si allontaneranno sempre più dalla natura, imprigionandoli nelle case “non dolci case”.
Purtroppo la corruzione permette a metà della popolazione di vivere per strada nonostante i vari appartamenti vuoti che non si riempiranno mai se gli affitti non caleranno.
Gli inquilini, così, si costringono a vivere in una casa che non amano, sognando di vivere, un giorno, in quelle case antiche che hanno creato lo splendore di Teheran, sognando di non vederle crollare giù.

a travers rome
aude fourel

Incontro con Aude Fourel

giovane artista e film-maker
regista de A travers Rome

Il cortometraggio nasce dall'idea di far emergere Roma come città e non come scenografia dei più importanti film della storia del cinema italiano. L'artista vuole andare oltre questa mitologia e scoprire la vera Roma, quella vive la sua quotidianità senza un copione da recitare.

Come mai ha scelto Roma per il suo film?
Perché sono venuta a Roma nel 2006 per un viaggio turistico e sono stata lì tre settimane e poi sono tornata in Francia ed avevo questa sensazione di aver camminato dentro di me, dentro la mia mitologia personale, che alla fine questa Roma non si era lasciata così tanto cogliere, che avevo piuttosto girato i miei riferimenti di cinema, dicendo: "Qui c'era Pasolini! Qui c'era Fellini!" ed avevo riconosciuto il Caravaggio, il Bernini ecc. Avevo voglia di tornare per cogliere lei, per cogliere la città. Non volevo più farmi specchiare dentro questa città, ecco perché sono tornata nel 2009 con questo progetto di camminare ed attraversare la città.

Qual è la scelta estetica dietro l'utilizzo del super8 e della sincronia tra immagine e suono?
Il super8 è il mio mezzo di lavoro, lavoro sempre con questa pellicola per scelta estetica, per piacere ma anche per gusto. La caratteristiche che mi spinge ad usare il super8 è proprio l'impegno che mi da con queste piccole di 2 minuti e 30: quando un lavoro è basato come il mio sul camminare , ci sono ore ed ore e mesi e mesi di camminate per Roma. Avere solo 2 minuti e 30 per cogliere una sensazione che cresce durante una camminata, seguendo una persona più tempo, mi interessava moltissimo e non volevo per niente girare con il digitale e ritrovarmi con tutte queste ore da montare. Volevo proprio viverlo ed attraversarlo nel momento come lo vivevo, quindi questi pochi minuti erano delle unità di tempo e spazio che hanno diretto il mio lavoro.

Nel corto vi è una scena di un uomo che sta raccogliendo le monete nelle fontana di Trevi, perché la scelta di una scena del genere e non una simile a"La dolce vita"'?
In questa sequenza c'è una sveglia alle quattro del mattino, una discussione con la polizia che sta davanti alla fontana perché non c'è il diritto di filmarla e mi interessava quella scena di vita quotidiana. Quella scena la conosciamo tutti, io volevo interessarmi di più a quello che c'è intorno alle sequenze mitologiche del genere. Questi uomini che sono in piedi alle cinque del mattino che fanno questo lavoro , ogni giorno alla fontana. Questo è proprio il simbolo dell'essere proprio accanto alla mitologia e contemplarla.

napolIslam
ernesto pagano

Incontro con Ernesto Pagano

regista di NapolIslam - appunti per un film

Ed eccoci all’ultimo film del City Film Festival, ‘NapolIslam – appunti per un film’ che ha attirato molte persone, napoletani e non, e che ha superato il numero di spettatori presenti in sala, rispetto a tutte le altre proiezioni del festival.
Il documentario intende accostare una città, Napoli, ad una religione, l’Islam, che oggi in Occidente suscita spesso paranoia, pregiudizi, e incomprensioni. Ernesto Pagano ha voluto intraprendere un viaggio nelle case dei napoletani convertiti all’Islam, senza farsi domande, ma registrando le parole delle persone che hanno affrontato periodi di crisi e che hanno intrapreso diverse scelte di vita, ricercando una nuova identità, cambiando persino il proprio nome, affidandosi completamente alle risposte date dal Corano, dal Profeta Muhammad. La religione e la cultura dialogano e convivono a Napoli, come le sfogliatelle e l’halal, per il Ramadam, sono vicine nello stesso bancone della Pasticceria Lauri.
Tra gli applausi, Ernesto Pagano saluta il pubblico entusiasta, ringraziando i suoi collaboratori e rendendosi disponibile per domande o dubbi.

Come è nata l’idea per questo film?
L’idea è nata grazie alla conoscenza di un ragazzo, Ciro, che mi ha affascinato da subito perché non rappresentava lo stereotipo del convertito all’Islam, che io avevo già presente con i miei amici di università. Ciro mi ha raccontato la sua storia, ovvero che un giorno andò in libreria per cercare un libro su Maradona e che alla fine acquistò una copia del Corano. Mi ha presentato poi Francesco, il ragazzo che vediamo assieme alle sue sorelle nel film, e mi sono reso conto, grazie a loro, del meccanismo di trasformazione che Napoli stava subendo a causa della diffusione dell’Islam. E “l’Islam che riesce a parlare napoletano”, mi ha incuriosito molto.

Come ha conosciuto i personaggi del film?
Come ho detto, ho conosciuto prima Ciro, che poi mi ha presentato Francesco e altre persone. Ho iniziato a frequentare la Moschea a Piazza Mercato e sono venuto a contatto con molte persone, con un diverso pensiero e che mi hanno permesso di entrare in questo mondo parallelo.

Com’è riuscito a trovare la giusta distanza per raccontare questo mondo?
Spero di averlo trovato. Non volevo ridurre i personaggi in macchiette o aprire un dibattito su tutte le ragioni di chi non capisce tale scelta, o di chi ha lanciato delle pietre contro le moschee. Ma volevo focalizzarmi su chi invece ha trovato un compromesso, ha fatto convivere delle culture e religioni così diverse nello stesso luogo, cosa che accade per esempio nella Pasticceria Lauri nel film.

Come è nato il progetto?
Ho conosciuto molte persone con cui ho stretto dei rapporti d’amicizia, è vero che alcuni provavano a convincermi a convertirmi, ma con altri ho costruito dei rapporti e proprio a queste persone ho voluto concedere le possibilità di confrontarsi. Per esempio, c’è una ragazza che ha usato la telecamera per confrontarsi con sua madre che non comprendeva totalmente le sue scelte. Danilo invece si esprime attraverso le sue canzoni.

Come sono venuti a conoscenza i protagonisti del film di queste forme di Islam a Napoli?
Soprattutto con il passaparola. Ciro racconta di essersi imbattuto nel Corano mentre cercava un libro su Maradona, ma in realtà, lui parlava di religione con degli egiziani nel retrobottega dove lui lavorava, Danilo frequentava dei senegalesi, e le sorelle di Francesco hanno parlano di sicuro con le amiche delle loro nuove scelte di vita.

Il Casatiello islamico (di cui avete presentato la ricetta nel film) era buono?
Non lo so, purtroppo non ho avuto il tempo di provarlo durante le riprese. (risponde con un sorriso)

Perché proprio a Napoli?
L’Islam si sta diffondendo in tutte le metropoli dell’Occidente, creando spesso “Islamfobia”. A Napoli però, forse per la sua drammaticità o per il dialetto, è stato più facile raccontare tutti gli aspetti di questo cambiamento.

Il film ha creato molti dubbi, ed è stata fonte di riflessioni per molti. Ciò ha portato indubbiamente alcuni a domandarsi e a creare un vero dibattito sulla tolleranza, concludendo che questa dovrebbe essere reciproca da entrambi le parti, tra cattolici e musulmani.

Come è riuscito anche a prendere le giuste distanze per la condizione femminile raccontata nel film?
Nel film si notano delle incomprensioni e dell’intolleranza, per esempio tra la madre e la figlia che scelto di uscire fuori di casa velata. Man mano nelle riprese la ragazza si è sentita più forte, mostrando a tutti che coprendosi con il velo si sentiva bene con sé stessa. Bisogna non avere pregiudizi per fare questo tipo di lavoro, bisogna cercare di essere neutrali.

Ernesto Pagano conclude il suo incontro con il pubblico informandolo che una grande casa distributrice è in trattativa per l'acquisto del progetto, e che ‘NapolIslam - appunti per un film’, potrebbe presto diventare un lungometraggio. Mentre gli spettatori salutano il regista e si concedono uno stuzzichino o un drink offerto dopo la proiezione del film, Ernesto Pagano ci concede altri minuti del suo tempo per rispondere ad ulteriori domande.

Cosa lo ha sorpreso di più durante le riprese del film?
È stato un po’ tutta una sorpresa. Ci sono stati dei momenti veramente incredibili, per esempio quando siamo stati testimoni di una madre e di una figlia che si confrontavano sul tema della conversione per la prima volta , di una figlia che fa vedere come si mette il velo davanti alla madre … e questo è stato per me il momento più significativo.

La situazione che si è creata a Napoli con l’Islam, è possibile ricrearla anche in altre città?
Secondo me il modello napoletano non è replicabile in altre città d’Italia e d’Europa. Anche se ci sono, sicuramente, dei tratti comuni nelle città di mare del Mediterraneo. Ma forse quello che ha Napoli è che forse riesce a spiegarti come l’Islam sta penetrando in Europa attraverso un vocabolario che è molto locale. Infatti uno degli obiettivi era anche quello di guardare l’Islam a Napoli per raccontare attraverso una chiave molto locale un fenomeno emergente e globale come la penetrazione dell’Islam nell’Occidente.

Quali sono le differenze o le analogie tra il film ‘Lontano da Tahrir’ e ‘NapolIslam – appunti per un film’?
‘Lontano da Tahrir’ parla del rapporto che c’è tra nelle periferie del Cairo, tra le donne per esempio, e il fenomeno di immersione di questi partiti d’ispirazione religiosa. Le differenze sono sostanziali anche per gli obiettivi che avevano i due documentari, l’unico filo conduttore è l’Islam, presente in entrambi i film. Però non c’era l’intento di raccontare l’Islam “radicale” da un lato e l’Islam “moderato” dall’altro, che secondo me sono termini che non hanno nessun significato

Ringraziamento

I ragazzi del Suor Orsola Benincasa, sia chi si è occupato del Diario del Festival ( Ilenya Amato, Valerio Gigante, Maurizio Riccio e Federica Auriemma), sia chi, invece, si è occupato più del livello pragmatico organizzativo ( Ida De Stasio e Daniele Morelli), vogliono ringraziare Lorenzo Cioffi, Andrea Cioffi, Marina Dammacco e Silvia Angrisani, per la possibilità concessaci di partecipare alla prima edizione del City Film Festival e di vivere una meravigliosa prima esperienza lavorativa nel campo della cultura cinematografica.

Vi salutiamo allora con affetto, sperando di poter collaborare ancora alle prossime edizioni del festival.

Buona fortuna a tutti!


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